Protocolli e Convenzioni

L’Associazione Voce Donna collabora a stretto contatto con le Istituzioni del territorio. Nell’ottica della trasparenza di seguito elenchiamo alcuni documenti che sanciscono tali collaborazione e/o i link per poterli leggere integralmente.

 

Progetto MATELDA

In sinergia con il programma  SiConTe ed i relativi sportelli, il “Progetto Matelda” è un intervento a favore di donne che, impegnate in percorsi personalizzati di protezione e sostegno all’uscita da situazioni di violenza, si trovano in condizioni di particolare fragilità rispetto al loro inserimento e permanenza nel mercato del lavoro, alle prese con urgenti problemi di conciliazione tra tempi formativi / lavorativi e tempi dedicati alla cura dei propri figli.

Attraverso i servizi e contributi dedicati, il “Progetto Matelda” intende dare la possibilità a queste donne che, coraggiosamente, hanno intrapreso la fase di uscita da situazioni di violenza, di poter essere supportate nella difficile ridefinizione e riorganizzazione della propria vita.

http://www.regione.fvg.it/rafvg/cms/RAFVG/formazione-lavoro/lavoro/pari-opportunita-qualita-lavoro/FOGLIA19/

 

PROTOCOLLO D’INTESA PER LA PROMOZIONE DI STRATEGIE CONDIVISE

FINALIZZATE ALLA PREVENZIONE ED AL CONTRASTO DEL FENOMENO DELLA

VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE

 TRA

Prefettura di Pordenone, Tribunale di Pordenone,  Provincia di Pordenone, Questura di Pordenone, Comando provinciale dei Carabinieri di Pordenone, Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pordenone, Azienda per i Servizi Sanitari n. 6 “Friuli Occidentale”,  Azienda Ospedaliera “ Santa Maria degli Angeli”, Ambito distrettuale urbano 6.5, Ambito distrettuale 6.1, Ambito distrettuale 6.2, Ambito distrettuale 6.3, Ambito distrettuale 6.4, Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia, Ufficio VI – Ambito territoriale per la Provincia di Pordenone, Caritas della Diocesi Concordia – Pordenone  e Associazione Voce Donna Onlus di Pordenone

PREMESSO

che il deprecabile fenomeno della violenza nei confronti delle donne rappresenta un tema di particolare delicatezza e gravità e manifesta nell’ultimo periodo una preoccupante tendenza in aumento, come risulta dalla analisi delle statistiche sulla delittuosità nazionali e locali;

che  il progetto “Integra: il territorio si fa rete. Interventi integrati di violenza di genere” organizzato dai “Centri antiviolenza” della Regione e finanziato nel 2008 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità, ha visto coinvolti diversi soggetti pubblici e privati della provincia di Pordenone e che gli stessi hanno attivato dei tavoli di lavoro multidisciplinari sulla tematica in questione;

che nel corso della riunione svoltasi presso la Prefettura di Pordenone il 6 luglio 2010 alla presenza di tutti i soggetti firmatari del presente protocollo è stata unanimamente ritenuta la opportunità di promuovere l’adozione di strategie condivise volte alla prevenzione ed al contrasto del fenomeno avvalendosi delle competenze, del contribuito di conoscenza, di esperienza e della collaborazione dei firmatari stessi;

che, pur dando atto della estesa e proficua attività sviluppata in tal senso, singolarmente o in forma raccordata, da soggetti istituzionali ed associativi in questa provincia, si è concordato di implementare tale sistema attraverso iniziative mirate finalizzate ad ottimizzare risorse ed energie, migliorando la qualità delle risposte offerte dai servizi interessati, nonché a mantenere un rapporto di costante interlocuzione tra le diverse componenti che operano nel settore;

TUTTO QUANTO SOPRA PREMESSO

 Le parti concordano quanto segue:

OBIETTIVI DEL PROTOCOLLO

Il presente accordo ha come obiettivi l’analisi ed il monitoraggio del fenomeno, lo sviluppo di azioni finalizzate alla sua prevenzione ed al suo contrasto, attraverso mirati percorsi educativi ed informativi, alla formazione degli operatori, alla emersione del fenomeno, in cui si inscrivono anche le iniziative volte a facilitare la raccolta delle denunce, all’assistenza ed al sostegno alle vittime della violenza in tutte le fasi susseguenti al verificarsi di un episodio.

L’accordo è aperto ad ulteriori contributi che nel tempo potranno essere forniti da altre associazioni o istituzioni operanti nel territorio provinciale sul medesimo tema.

Per il perseguimento degli obiettivi sopra delineati i soggetti aderenti al protocollo, oltre ad individuare al proprio interno uno o più referenti qualificati per l’attuazione delle procedure previste dal presente atto, si impegnano, ciascuno per la parte di propria competenza, a svolgere i Compiti di seguito elencati:

COMPITI DEL TRIBUNALE DI PORDENONE

Il Tribunale, quale collettore finale delle denunce di violenza e maltrattamenti e pertanto oltre i suoi compiti istituzionali di intervento repressivo in sede penale ed eventualmente preventivo in sede civile, svolgerà il compito di contribuire sul piano giuridico all’attività di formazione partecipando attraverso i suoi giudici specializzati nell’area familiare (civile  e penale) a percorsi di formazione (corsi e convegni) a richiesta delle altre parti del protocollo.

Nei limiti di legge, inoltre, sarà disponibile a fornire alla rete tutte le informazioni utili ad affrontare i singoli casi portati al suo esame, nonché a richiedere la collaborazione dei vari enti pubblici e privati aderenti alla rete.

COMPITI DELLA AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE

1) Sostenere l’organizzazione di iniziative volte a promuovere una maggiore consapevolezza sulle violazioni dei diritti fondamentali delle donne e altresì a diffondere la cultura dei diritti umani e della non discriminazione, sensibilizzando attraverso iniziative e campagne mirate il tessuto sociale, istituzionale e dell’associazionismo nonché l’opinione pubblica per l’adozione di specifiche strategie;

2) Coordinare, monitorare, valorizzare e diffondere le esperienze in atto sul territorio sostenendo, in particolare, le azioni intraprese in forma autonoma dai Comuni al fine di dare risposte operative ai bisogni concreti;

3) Provvedere alla raccolta ed alla elaborazione dei dati forniti dagli altri soggetti firmatari allo scopo di monitorare l’andamento del fenomeno della violenza alle donne;

4) Partecipare attivamente alle azioni rese  a promuovere politiche volte a consolidare ed a rendere più efficaci le collaborazioni con enti, associazioni, servizi;

5) Promuovere e coordinare, d’intesa con gli altri soggetti firmatari, momenti dedicati per assicurare una adeguata attività di formazione per gli operatori, assistenti sociali, forze dell’ordine, insegnanti, per acquisire linguaggi e modalità di intervento comuni;

6) Collaborare con l’Ufficio scolastico provinciale e con la Dirigenza scolastica autonoma, nelle attività di divulgazione ed educazione all’interno degli Istituti di istruzione.

COMPITI DELLE AMMINISTRAZIONI COMUNALI ASSOCIATE IN AMBITI DISTRETTUALI

1)   Azioni di formazione e sensibilizzazione, in collaborazione con le Associazioni e gli altri soggetti firmatari del presente Protocollo, della popolazione con particolare attenzione alle giovani generazioni; iniziative formative rivolte agli operatori di tutti i Servizi del territorio;

2)   Iniziative di prevenzione, attraverso la collaborazione con altri servizi specialistici, qualora si intercettino situazioni di fragilità nella coppia;

3)   Prima accoglienza della richiesta d’aiuto da parte delle donne vittime di violenza, diretta o tramite le Associazioni firmatarie;

4)   Consulenza orientativa e supporto ad affrontare percorsi di emersione ed accertamento di situazioni di violenza;

5)   Presa in carico sociale ed accompagnamento verso percorsi di protezione, utilizzando le convenzioni già in essere, la collaborazione con le Forze dell’Ordine e con i Servizi dell’Azienda Ospedaliera e Sanitaria o attivando altre eventuali risorse;

6)   Supporto economico, qualora necessario, a sostegno della progettazione individuale;

7)   Predisposizione di relazioni e certificazioni sociali così come richiesto dalla Autorità  giudiziaria;

8)   Attivazione dei servizi specialistici per una presa in carico integrata, ove sia necessario, anche attraverso strumenti quali Unità Valutative Minori e Unità Valutativa Distrettuale;

9)   Destinazione di eventuali immobili alle finalità di accoglienza di donne anche con bambini al seguito, che vivono esperienze di violenza;

10)    Collaborare con gli altri soggetti firmatari a momenti coordinati di formazione degli operatori coinvolti nell’ accoglienza, consulenza, orientamento e presa in carico delle donne che subiscono violenza.

COMPITI DELL’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE PER IL FRIULI VENEZIA GIULIA – UFFICIO VI – AMBITO TERRITORIALE PER LA PROVINCIA DI PORDENONE

Supportare le istituzioni scolastiche autonome per l’approfondimento del tema della violenza sulle donne e  per proporre, in partenariato con gli altri enti presenti al tavolo tecnico, eventuali specifiche azioni formative con valenza provinciale/interdistrettuale.

COMPITI DELLE FORZE DELL’ORDINE

La Questura di Pordenone, il Comando provinciale dei Carabinieri ed il Comando provinciale della Guardia di Finanza, anche attraverso le loro articolazioni territoriali si impegnano a:

1) Sensibilizzare adeguatamente i propri operatori in occasione  di acquisizione di notizie di reato relative ad episodi di violenza alle donne;

2) Assicurare che la raccolta delle denunce di cui sopra avvenga in condizioni di rispetto della riservatezza ed in ambienti consoni a tale scopo, considerata la particolare condizione di fragilità psicologica in cui si trova la vittima di una violenza;

3) Indicare alla persona vittima della violenza i servizi territoriali e i servizi di protezione, attivandoli dietro richiesta dell’interessata;

4) Favorire la partecipazione dei propri operatori a momenti di formazione ed aggiornamento promossi nell’ambito delle attività sviluppate  ai sensi del presente protocollo;

5) Nel rispetto del segreto istruttorio e d’ufficio, delle disposizioni in materia di tutela dalla riservatezza, fornire gli elementi ed i dati necessari alla raccolta ed elaborazione delle statistiche relative all’andamento del fenomeno al fine di consentire un costante  monitoraggio dello stesso;

6) Garantire la pronta disponibilità del referente allo scopo individuato per l’attuazione delle modalità operative del presente protocollo al fine di attivare prontamente la rete di azioni previste dallo stesso.

COMPITI DELLA AZIENDA PER I SERVIZI SANITARI N.6 “FRIULI OCCIDENTALE” E DELLA AZIENDA OSPEDALIERA “SANTA MARIA DEGLI ANGELI”

1)   L’Azienda Sanitaria è impegnata nel governo della domanda di servizi e prestazioni sanitarie e nel governo dell’offerta dei livelli essenziali;

2)   L’Azienda Ospedaliera e l’Azienda Sanitaria, si occupano della valutazione sanitaria delle donne che vi afferiscono con sospetta o con dichiarata violenza che afferiscono alle proprie strutture;

3)   L’Azienda Sanitaria attiva interventi di protezione e di sostegno alle vittime di violenza in collaborazione con gli altri soggetti firmatari;

4)   L’Azienda Sanitaria effettua la presa in carico valutativa e terapeutica della donna e del nucleo familiare;

5)   L’Azienda Ospedaliera e l’Azienda Sanitaria attraverso le strutture di Pronto Soccorso ha come ruolo il riconoscimento della violenza, la valutazione e la terapia delle lesioni riportate;

6)   Le strutture di Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera e dell’Azienda Sanitaria hanno come ruolo l’allertamento delle Forze dell’Ordine secondo le modalità previste dalla normativa vigente, ed il coinvolgimento degli altri soggetti firmatari;

7)   Entrambe le Aziende si impegnano a curare la raccolta e la elaborazione dei dati disponibili relativi al fenomeno allo scopo di collaborare all’attività di monitoraggio dello stesso e di disporre di dati certi circa il suo andamento nel tempo, nel rispetto comunque della privacy delle persone interessate;

8)   Entrambe le Aziende partecipano alla progettazione ed organizzazione di specifiche iniziative di formazione in collaborazione con gli altri soggetti firmatari.

COMPITI DELL’ASSOCIAZIONE VOCE DONNA ONLUS E DELLA CARITAS

1) Garantire alle donne maltrattate che giungono alle Associazioni  sostegno e assistenza attraverso:

a. colloqui individuali di accoglienza e di sostegno relazionale per l’uscita dalla violenza e per la risoluzione del disagio che si fondano su un patto di rispetto e riservatezza;

b. avvio e gestione dei percorsi individuali di uscita dalla violenza con o senza ospitalità nelle Case rifugio;

c.  invio alla consulenza legale e psicologica;

d. sostegno ed accompagnamento delle donne accolte nelle varie fasi della denuncia e nelle pratiche giuridico-legali (avvocati, Forze dell’Ordine, Tribunale);

e. attivazione del  rapporto con la rete dei servizi del territorio e le sue risorse;

f. orientamento per la ricerca del lavoro e della casa;

g. eventuale ospitalità temporanea nelle Case rifugio per le donne sole e/o con bambini che corrono rischi per la propria incolumità a causa di violenza;

h. realizzazione di gruppi di auto-mutuo aiuto con facilitatrici per le donne in difficoltà;

2) Promuovere, sostenere e realizzare percorsi di formazione e di sensibilizzazione sul tema della violenza alle donne (in particolare la violenza domestica);

3) Promuovere e realizzare attività di informazione e di sensibilizzazione, relative al fenomeno in questione, rivolte alla cittadinanza e all’opinione pubblica (seminari, convegni, interventi mirati…);

4) Provvedere alla raccolta, all’elaborazione e alla diffusione dei dati in suo possesso relativi al fenomeno di violenza sulle donne in vista di attività di ricerca e di approfondimento della tematica;

5) Garantire e realizzare i percorsi di protezione sociale e di assistenza, così come previsto dall’articolo 18 del D.Lgs. 25.7.1998, n. 286, Testo Unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero, e dall’articolo  13 della Legge 11.8.2003, n. 228, sostenendo le donne vittime di tratta e induzione alla schiavitù;

6) Promuovere e realizzare percorsi di formazione e orientamento rivolti agli studenti delle scuole medie superiori al fine di sensibilizzare i giovani e fornire loro strumenti critici di approccio al tema;

7) Gestire la raccolta, l’elaborazione e la diffusione dei dati in suo possesso relativi al fenomeno della violenza sulle donne anche attraverso pubblicazioni e/o pubblici incontri.

COMPITI DELLA PREFETTURA

La Prefettura di Pordenone nel ruolo di rappresentanza generale del Governo nella provincia si farà carico del coordinamento delle iniziative indicate nel presente protocollo, riferendo periodicamente ai competenti Organismi di livello nazionale e promovendo periodici momenti di verifica e di analisi congiunta sia sull’andamento del fenomeno, in base alle indagini statistiche compiute con il contributo dei soggetti firmatari, sia sulle ricadute delle azioni scaturite dagli impegni assunti.

La Prefettura curerà altresì la realizzazione di occasioni di confronto allargato sul tema, di divulgazione delle azioni condotte e dei risultati conseguiti nonché la messa a disposizione dei dati e del patrimonio di esperienza acquisiti dalla applicazione degli impegni contenuti nel presente atto.

ISTITUZIONE TAVOLO TECNICO 

1)      Le parti concordano di costituire presso la Prefettura un Tavolo tecnico con il compito di coordinare l’azione delle Istituzioni firmatarie della presente Intesa;

2)      Tutti i soggetti aderenti al Protocollo si impegnano a formulare attraverso il Tavolo tecnico  ulteriori approfondimenti, regolamenti, accordi, atti a rispondere efficacemente alle problematiche trattate;

3)      Il Tavolo tecnico si riunisce entro il primo quadrimestre di ogni anno e ogni qualvolta tre o più componenti ne facciano richiesta;

4)      Fanno parte del Tavolo tecnico  i rappresentanti designati dai soggetti firmatari del presente Protocollo;

5)      Entro il 30 giugno di ogni anno il Tavolo tecnico predispone una relazione illustrativa sullo stato di attuazione della presente Intesa.

ASPETTI OPERATIVI

Nel momento in cui uno dei soggetti aderenti al presente protocollo riceve la notizia di un episodio di violenza consumato ai danni di una donna, attiverà prontamente la rete di assistenza e di sostegno al fine di predisporre tutte le azioni di competenza dei diversi soggetti firmatari secondo le seguenti modalità relative alle ipotesi di seguito indicate:

1) Se la notizia perviene sotto forma di denuncia alle Forze dell’Ordine o alla Polizia Locale, l’Ufficio ricevente provvederà a raccogliere la stessa assicurando che tale delicata fase si svolga nel più ampio rispetto della riservatezza e nella considerazione della particolare situazione di fragilità psicologica in cui versa la donna. A tale fine la denunciante sarà ascoltata in un ambiente consono ed isolato da parte di personale appositamente sensibilizzato e opportunamente formato: nel contempo l’Amministrazione ricevente provvederà ad espletare le necessarie incombenze e attivare la rete di assistenza costituita dal servizio sanitario, dei servizi sociali del Comune interessato e, se richiesto dalla vittima, della Associazioni firmatarie per le azioni di assistenza psicologica e legale.

2) Se la donna che ha subito violenza accede ad uno dei servizi sanitari ospedalieri, pronti soccorso e territoriali  verrà ascoltata ed assistita, secondo i protocolli specifici del caso e saranno attivate:

a. procedura di denuncia secondo quanto previsto dalla normativa e nel rispetto della volontà della donna;

b. procedure di avvio dei percorsi di sostegno presso le Associazioni e i servizi di riferimento definiti dal presente accordo, dalle sue successive articolazioni locali o da altre Associazioni scelte dalla interessata;

c. segnalazioni, per i casi previsti, ai servizi sociali di riferimento.

3) Se la notizia perviene a chi, tra le Associazioni firmatarie di questo protocollo, si occupa direttamente del sostegno e dell’assistenza specifica alla vittima sarà cura dell’Associazione in questione valutare ed avviare un percorso adeguato e completo rispetto alle richieste della donna, coinvolgendo di conseguenza gli altri soggetti competenti ed, in particolare, i referenti delle Forze dell’Ordine.

Allo scopo di assicurare un costruttivo rapporto di interazione nonché per fornire migliori e più adeguati livelli di formazione e di qualificazione professionale dei soggetti direttamente impegnati nella delicata tematica verranno svolti periodici momenti di confronto per favorire lo scambio vicendevole di esperienze e di conoscenze.

Pordenone,  15 settembre 2010